Artisti nel Territorio: Associazione Culturale la Fabbrica Illuminata
-Residenza artistica Maria di Isili 2018-2021
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- Residenza artistica "El misterio de Sigismondo Arquer" 1^annualità 2022
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PROGETTI DI RESIDENZA ARTISTICA
LA FABBRICA ILLUMINATA E.T.S
PERIODO: 2022 – 2024 (IN CORSO)
LUOGO: SANLURI (SU)
TITOLO: EL MISTERIO DE SIGISMONDO ARQUER
Il nuovo progetto di Residenza Artistica de La Fabbrica Illuminata ETS, firmato da Elena Pau, pone ancora una volta le sue fondamenta nella letteratura sarda attraverso un’opera inedita di Sergio Atzeni, che porta il titolo di El misterio de Sigismondo Arquer | Cinque secoli fa … tra Cagliari e Toledo. L’autore ci ha lasciato una bozza di testo dattiloscritta, finita ma non rifinita, poi compiuta da un intervento successivo del regista Marco Gagliardo e dell’autrice Rossana Copez che lo ha gelosamente custodito in un cassetto per tutti questi anni.
LA STORIA - Una compagnia circense arriva col carrozzone in una piazza e racconta la vita e la sventura di Sigismondo Arquer. Giurista e letterato, è stato uno dei personaggi importanti della storia del pensiero e della cultura sarda. Nato a Cagliari nel 1530, morì sul rogo a Toledo nel 1571. Aveva tendenze riformistiche, criticava il clero sardo e si inimicò le consorterie nobiliari, ma anche la santa Inquisizione che lo accusò di eresia e di ruberie.
Arrestato in Spagna e incarcerato per otto anni, subendo innumerevoli torture, fu alla fine giustiziato a Toledo in plaza de Zocodover nel 1571. I giudici non gli perdonano, in particolare, il fatto di essere un “eretico negativo”: lui continua a proclamare la sua ortodossia cattolica mentre per loro è sicuramente eretico. Addirittura, gli viene prospettata anche la possibilità di essere salvato se ammette l’eresia e chiede perdono. Possibilità che lui rifiuta perché, sostiene, sarebbe “nient’altro che mentire per scampare alla morte”. “Se questa è la condizione per vivere”, spiega agli inquisitori, “è meglio morire con la coscienza tranquilla”.
I circensi tra il serio e il faceto ne raccontano la sofferenza, il dialogo con una vicina di cella che lo rincuora. La voce di Sigismondo si fa sentire per ricordare la sua città e i piaceri della vita, come la tazza di latte al mattino dove intingeva il pane caldo. Sergio Atzeni adopera un meticciato linguistico, dove la lingua italiana si interseca con quella sarda e spagnola. La drammaturgia ci invita a riflessioni senza tempo, che appartengono alla storia dell’umanità. C’è un accostamento non troppo velato tra l’ingiustizia dell’Inquisizione e quella di ogni tempo in ogni luogo. Ci invita a pensare al soccombere del pensiero umano davanti al potere, laddove chi comanda e decide le sorti del popolo lo fa con ottusità, in nome di sedicenti ideali di truce giustizia. Il tema non è certamente né sobrio, né leggero, ma l’autore racconta l’esecuzione di Sigismondo Arquer con ironia e leggerezza, tra teatro e metateatro.
GLI OBIETTIVI - Da questo testo, tanto prezioso nella sua mai avvenuta pubblicazione si aprono variegati spunti storici e linguistici, che aprono ad una aspra critica dei corsi e ricorsi della Storia nel loro alternarsi tra la ragione della civiltà e la brutalità primitiva del cammino umano, immagine metaforica che ci fa fare i conti con il senso della vita.
La drammaturgia restituisce un caleidoscopio di contenuti in una cornice teatrale che andrà a coinvolgere la cittadina scelta in un percorso formativo e creativo di fantasia e talento. In concerto con gli obiettivi fondanti di un progetto di residenza artistica, tutte le attività e gli eventi programmati, rappresentano, oltre che una preziosa opportunità di crescita per i giovani artisti in residenza, un’occasione di formazione artistica e culturale per i sanluresi, che costituiranno parte attiva dell’intero percorso.
I LUOGHI - È stata scelta Sanluri come sede dell’intero progetto di Residenza, anche per la sua evidente attinenza storica con i contenuti dell’opera scelta. Sanluri si estende tra il Campidano e la Marmilla in un territorio prevalentemente collinare, ricco di insediamenti a partire dall'età preistorica. Nel Medioevo fu teatro di importanti avvenimenti, specie nel quadro della guerra fra L'Arborea e l'Aragona.
LE MAESTRANZE - In linea con il testo di Sergio Atzeni, la scelta dei nove giovani artisti coinvolti nelle tre annualità, si apre all’Europa, ed in particolare alla Spagna.
La direzione artistica è affidata all’attore e regista Blas Roca Rey che guiderà gli artisti in residenza e la comunità partecipante verso alcune restituzioni sceniche, pensate come prove aperte e performance conclusive del percorso di Residenza.
A supporto alla direzione artistica, si è valutato di portare avanti un disegno di lavoro con una spiccata vocazione di formazione per i giovani artisti in residenza. Nell’ottica di un ricambio generazionale nel panorama teatrale contemporaneo, si è optato per il coinvolgimento dell’attore senior e pedagogo Luigi Tontoranelli che, in qualità di tutor, si rivolgerà ai giovani artisti in residenza, supportando il lavoro del direttore con una fattiva trasmissione di strumenti attinenti alla pratica attoriale, ed in particolare allo studio del personaggio di Sigismondo, attorno al quale ruota l’intero ingranaggio scenico.
In nome di una commistione di codici espressivi tra diverse forme d’arte, la Residenza, per l’intero triennio, affiderà all’Associazione OfficinAcustica la gestione ed esecuzione dei contributi musicali. La musica per il teatro risponde ad esigenze peculiari e specifiche, che la rendono parte integrante e inscindibile dell’opera teatrale messa in scena. Nell’opera oggetto della residenza artistica la musica e il canto sono specificatamente richiamate, con la presenza in scena di personaggi ‘esecutori’ solisti e cori.
In particolare, la scrittura compositiva prenderà spunto dalle peculiari forme e stili musicali europei in voga nel periodo rinascimentale. Le sonorità identitarie della musica popolare sarda e iberica verranno utilizzate e messe in relazione per produrre, a seconda del momento e delle necessità sceniche, effetti di contrasto o di contaminazione, a sottolineare unità e/o distanze geografiche o umane.
Il M° Corrado Aragoni curerà la scrittura di partiture originali, mentre la cantante Anna Lisa Mameli, avrà il ruolo di tutor nelle attività laboratoriali.
La scrittura delle musiche originali, intesa sia come brani corali e solistici, troverà applicazione nel laboratorio di musica e canto, che attraverso un percorso triennale sia teorico che pratico, avrà il compito di fornire strumenti di approfondimento e di approccio allo studio della musica popolare e della sua interpretazione, di coinvolgere gli allievi e i residenti preparandoli alle diverse restituzioni sceniche che verranno realizzate nel corso delle tre annualità. A tal proposito, attraverso call aperte ai sanluresi, i residenti potranno proporsi nei vari ruoli presenti nel testo di Atzeni, anche in qualità di comparse cantanti.
Altro tassello fondamentale del percorso di Residenza, sarà la cura dei costumi, attraverso un programma laboratoriale triennale di costumistica diretto dal tutor costumista Marco Nateri. Il costume, da sempre elemento creativo di supporto all’arte teatrale, sarà affrontato attraverso un percorso formativo dove la parte teorica sarà affiancata da una parte pratica legata alla manualità, dove gli utenti si cimenteranno con la valutazione tattile dei tessuti e nelle tecniche di sartoria.
PERIODO: 2018 – 2021
TITOLO: MARIA DI ISILI
LUOGO: ISILI (SU)
Il progetto nasce nel 2018 da un'idea del regista e direttore artistico Marco Parodi e si ispira all'omonimo libro di Cristian Mannu, vincitore del Premio Calvino nel 2015. Un esordio straordinario, per il quale l’autore adotta la forma del monologo, costruendo una polifonia di voci, affidando ad ognuna di esse il compito di sviluppare l’ordito narrativo, con un sorprendente respiro poetico capace di punte visionarie da narratore di classe.
L'intero percorso si mette a disposizione degli isilesi nelle sue numerose attività laboratoriali e di spettacolo in maniera da collegare più chiaramente il lavoro formativo della Residenza con il patrimonio identitario locale. Il romanzo, ambientato nel piccolo centro di Isili (2.659 abitanti), terra di “ramai” e di tessitori, si sposta e si sviluppa in seguito nella Cagliari del primo dopoguerra, raccontando le vicissitudini di una donna, Maria, capace di pagare un prezzo altissimo per essersi ribellata alle convenzioni sociali, sullo sfondo di una Sardegna arcaica, affollata di vagabondi, “accabadore”, figli “burdi”, eventi sanguinosi, segreti indicibili.
La forte aderenza del testo scelto con il territorio, ovvero il comune di Isili, rappresenta un punto di riferimento per uno straordinario recupero di una tradizione culturale sarda: il romanzo di Cristian Mannu ci ripropone frammenti di un gergo che finora era rimasto all’ombra delle ricerche linguistiche, l’Arbaresca, (“Sa Romaniska”), il gergo dei ramai. Un gergo che getta limpida luce sull’origine degli Zingari-Ramai nel Mediterraneo, in Europa, in Asia, ed è considerato il sistema linguistico più antico della Sardegna e del Mediterraneo.
PRIMA ANNUALITÀ - 2018
Con i laboratori e le attività di tutoraggio aperte alla comunità isilese e inserite nella prima annualità, sono state costruite le basi per la realizzazione di un esito scenico nella annualità successiva.
L'attività formativa curata da tutor scelti, si è sviluppata attraverso numerose attività propedeutiche rivolte sia a ragazzi che agli adulti. Sono stati dunque avviati percorsi differenti riguardanti la recitazione (a cura di Marco Parodi), la costumistica (Salvatore Aresu), la scenografia (Paolo Sprega), la progettazione delle luci (Stefano Delitala) e la sezione cinema a cura del regista Enrico Pau.
SECONDA ANNUALITÀ - 2019
Nella seconda annualità, a seguito dell'improvvisa scomparsa del regista e direttore artistico Marco Parodi nel settembre 2019, la messa in scena dell'incompiuto è stata curata dall'attore Pino Micol. In questa fase sono state messe a frutto le competenze avviate precedentemente. L'inserimento del linguaggio cinematografico ha portato alla realizzazione di riprese con protagonisti gli stessi isilesi, in risposta ad una call aperta ai residenti con applicazione in un set cinematografico. Le riprese sono state pensate quali elemento scenico e drammaturgico funzionale ad una commistione linguistica dell’arte del cinema e del teatro.
TERZA ANNUALITÀ - 2020
La terza annualità, curata da Elena Pau, ha fornito un’autonomia creativa e operativa agli abitanti della comunità isilese che hanno scelto di ricoprire una parte attiva nel progetto. Questa fase è stata avviata con un lavoro laboratoriale incentrato sull'analisi drammaturgica del nuovo adattamento e dalla quale è nata un’esperienza di palco condivisa in un lavoro corale tra tutti i partecipanti.
Parallelamente a questa attività si è percorso il binario laboratoriale che in questa fase vedrà coinvolta un'utenza più vasta sotto la guida dei nostri tutor per la realizzazione dei costumi, delle scene e delle clip cinematografiche.
QUARTA ANNUALITÀ – 2021
La quarta e ultima annualità si è mossa tra le trame segnate dalle tre annualità precedenti, immergendosi ancora di più nell’identità sarda, intesa come concetto ampio e dinamico che si è affrontato attraverso la linguistica, il teatro sardo e la letteratura della Sardegna.
In questo nuovo lavoro drammaturgico Maria in compagnia dei suoi pensieri percorre un cammino che la porterà al grande salto finale. Lungo il percorso irrompono le voci degli altri personaggi, a volte come schegge, altre come echi che dolorosamente avvolgono la protagonista nel suo intimo avanzare verso un orizzonte tragico che ci ricorda la parabola di una stella cadente. Il testo è stato tradotto a quattro mani in lingua sarda campidanese dalla scrittrice Rossana Copez e dall’attrice Rita Atzeri.
Il passo successivo ha visto la realizzazione di un’attività laboratoriale curata dalla stessa Rita Atzeri con la supervisione di Elena Pau e aperta all’intera comunità isilese. La traduzione in sardo è oggetto di confronto con gli utenti del laboratorio. i quali sono stati parte attiva anche evidenziando alcune possibili varianti isilesi del sardo campidanese. I contenuti sono stati legati alla recitazione in lingua sarda, attraverso anche l’intervento di un gruppo di attori di comprovata esperienza nel genere: Daniela Musiu, Rita Pau, Giorgio Pinna e Dino Pinna.
L’aspetto legato alla recitazione è stato poi messo a servizio del linguaggio cinematografico, attraverso la realizzazione di un corto diretto dal regista Enrico Pau, a partire dal lavoro drammaturgico di Elena Pau; i costumi sono stati curati dal costumista Marco Nateri. Il regista ha individuato gli interpreti e le comparse attraverso una call organizzata ad hoc. I prescelti, attori professionisti e non, hanno preso parte al laboratorio appena esposto. Anche in questa nuova annualità la commistione del linguaggio teatrale con i codici cinematografici è stata parte integrante dell’intero progetto. I set sono stati allestiti ad Isili in specifiche ambientazioni, soprattutto in esterna.
La scelta di non coinvolgere solo attori protagonisti è funzionale al metodo scelto e rappresenta un proseguimento delle attività svolte nelle precedenti annualità. Nei tre anni precedenti gli isilesi hanno infatti collaborato e preso parte al progetto artistico come parti attive in tutte le fasi di lavoro.
A completamento del percorso artistico, anche quest’anno si sono realizzate attività laboratoriali riguardanti la costumistica e il linguaggio cinematografico, curate rispettivamente da Marco Nateri ed Enrico Pau.
Infine, a sostegno della scelta fondante riguardante l’inserimento della lingua sarda, si è coniugato il progetto di Residenza ad un’attività parallela di formazione del pubblico.
Quale parte integrante del progetto, è stata realizzata una masterclass avvalendoci di due tutor specialisti nel settore. In particolare il Professor Duilio Caocci per la letteratura della Sardegna ed il Professor Maurizio Virdis per un ulteriore apporto specialistico sulla lingua sarda. Inoltre, in riferimento al Teatro Sardo, ha avuto luogo la presentazione del libro di Massimiliano Medda SPERIAMO CHE LO COMPRI QUALCUNO | IL TEATRO DEI LAPOLA.
FOTO:
EL MISTERIO DE SIGISMONDO ARQUER













MARIA DI ISILI










