Laboratori 2016 del Centro teatrale Umbro
- Dal 3 al 12 giugno, Centro Teatrale Umbro, Gubbio PG
I naufragi
a cura di Cesar Brie
Nel seminario si sono affrontati, in diverse fasi, tutti i temi principali alla base della poetica di César Brie, con l’obiettivo di applicare un metodo che si propone di formare un attore-poeta nel senso etimologico del termine: colui che crea e fa.
“Cerco di far riflettere attraverso esercizi, sugli elementi che formano la scena e la presenza di uomini, oggetti e tempo sulla stessa.
Insegno a improvvisare, cioè, a stare in scena in modo sereno, calmo. A osservare e dialogare con gli altri. A raccontare, trovare le proprie parole per dire quello che si vuole dire. A dialogare con l’altro.”
Il laboratorio si è articolato in diverse fasi:
lavoro fisico (l’impulso e la forma, percezione, azione e composizione)
l’improvvisazione (lo spazio e le relazioni)
il coro (l’intimo e il plurale)
l’immagine (la creazione di metafore e immagini sceniche)
il montaggio (rapporto immagine e testo). - Dal 22 al 26 giugno 2016, Centro Teatrale Umbro, Gubbio PG
dal 29 giugno al 3 luglio 2016, Centro Teatrale Umbro, Gubbio PG
Teatro Valdoca_Cesare Ronconi
I due laboratori costituiranno momento di incontro per la costituzione di un gruppo di lavoro in vista di un nuovo progetto in progress di Teatro Valdoca. Saranno privilegiati i candidati che stanno iniziando il proprio percorso e sono desiderosi di una forte esperienza formativa.
Temi del lavoro
parola / ascolto poetico
la qualità del respiro; la capacità d’ascolto; potenza acustica della parola pronunciata; potenza acustica del silenzio all’interno del testo poetico; la mente alleata, la mente che intralcia; uso del microfono; studio dei poeti; il canto.
corpo / movimento - sequenze
il riscaldamento e il risveglio del corpo fino a percepire l’architettura e l’energia del proprio movimento; la ricerca del movimento corale; esercitare il corpo all’abbraccio e all’ascolto; perfezionare la fluidità delle sequenze ritmiche di movimento; percepire il suono nello spazio in cui si agisce; ascoltare ciò che vive tra le cose e le persone.
testi del lavoro
poesie d’amore
«L’attore, nel suo duplice darsi come singolarità e come coro, è sempre al di qua o al di là dell’azione, al di qua o al di là della parola, lontano dalla norma della vita e della lingua corrente, fra sub-umano – fatto di animalità e deformità – e sovrumano, in oracolarità e spirito eroico. L’attore non obbedisce ad un progetto ma con il suo allerta, con la sua attenzione, deve portarsi in salvo continuamente, trovare in ogni istante una via d’uscita: uscita da sé, nel vuoto che è chiamato ad abitare, come uno spossessato, in trasfigurazione. Allora il trucco con cui ritualmente segno sempre viso e corpo dell’attore, è manovra di semplificazione della fisionomia, guida al cancellamento dei connotati, alla trasfigurazione. È il trucco che usa la fisionomia dell’attore. Il trucco non si appone come aggiunta o mascheramento, ma risulta essere l’ultima membrana fra l’attore e il proprio silenzio, fra l’attore e il proprio niente, la propria totale nullità. Il trucco è sempre un velo da cui, sotto una certa angolatura, si sprigiona una nudità nella quale lo spettatore può vedere rispecchiato l’umano.
Ciò che l’attore incarnerà sulla scena, non si dà per aggiunta ma è cosa che giace nelle profondità dell’attore stesso, nel remoto del suo sangue. Da quelle profondità, da quella sepoltura, regista e attore chiamano un modo dell’essere, come si chiama uno spettro e di nuovo l’attore gli dà voce, sangue e respiro. L’attore può divagare continuamente ma non può evitare il combattimento.»
(Cesare Ronconi per Culture Teatrali n.25)
- Dal 6 al 10 luglio 2016, Centro Teatrale Umbro, Gubbio PG
Gli Dei. Gli Uomini. Il Teatro.
a cura di Andrea De Rosa
Il laboratorio è stato incentrato sul rapporto teatrale tra gli uomini e gli Dei. Fin dalla nascita del teatro, infatti, gli Dei sono stati una presenza costante, ingombrante, necessaria della nostra storia teatrale e culturale. Ma come osserva giustamente Nietzsche, gli Dei della Grecia sono immortali ma non eterni. A differenza del Dio del monoteismo essi sono nati. Possiedono una vita, tutt’altro che statica e indifferente. Non soffrono ma sono travolti dalle passioni. Sono a fianco a noi ma nello stesso tempo irreparabilmente lontani. Il teatro greco ha avuto bisogno di questi personaggi, li ha messi in scena per provare a comprenderli, ma soprattutto per provare a comprendere, attraverso di loro, il mistero degli uomini, il loro stare al mondo senza spiegazioni. Quanto a questo grande mistero, purtroppo, ancora oggi siamo nella stessa condizione dei greci. Dio è morto, per sempre. Eppure la risposta al grande mistero della vita non è stato neppure sfiorato. Il teatro non può far resuscitare i morti, neanche se sono Dei, ma può continuare a interrogare quei personaggi e quei testi, alla ricerca di qualcosa che valga.
Il materiale drammaturgico è stato suddiviso nelle seguenti categorie:
Gli dèi: Dèi gelosi di Dèi. (Era, Afrodite, etc.); Dèi gelosi degli uomini (Atteone, etc.); Dèi che non tollerano la tracotanza degli uomini. (Prometeo, etc.).
Il terrore come manifestazione del divino. Uomini che non riescono a sostenere la vista degli dèi (Semele, Tiresia, etc.).
La meraviglia, lo stupore come manifestazione del divino. Forme che gli dèi assumono per entrare in contatto con gli uomini: cigno (leda), toro (europa), pioggia d’oro (danae), etc.
Il rito come manifestazione del divino. Dioniso.Lontano dalla terra ma non abbastanza da sparire dall’orizzonte degli uomini. Il monte Olimpo.
L’invocazione del divino. La potenza negativa della parola. La maledizione (Teseo maledice Ippolito, Edipo maledice Polinice, Ecuba “maledice” Zeus (nelle Troiane), etc.)Il Dio unico: Il Dio creatore (la Genesi); Il Dio che scrive (Mosè); Il Dio che muore (“La ricotta” di Pasolini); Il Dio che non parla (“Il grande Inquisitore” di Dostoevskij); Il Dio dell’estasi (santa Teresa d’Avila)
Risvolti comici: Il miracolo. La preghiera. La “grazia”. (lo sketch in cui Massimo Troisi chiede la grazia a San Gennaro per vincere al lotto). - Dal 13 al 17 luglio 2016, Centro Teatrale Umbro, Gubbio PG
L’arte della commedia
a cura di Carlo Boso
Il laboratorio della durata di cinque giorni si rivolge a tutti coloro che intendano approfondire la conoscenza sia teorica che attoriale della Commedia dell’Arte.
La Commedia dell’Arte si appoggia su uno stile di rappresentazione totale, sul gioco d’ensemble, sul virtuosismo e l’istinto drammaturgico dell’attore. Ad un attore di Commedia si richiedono qualità d’interprete, mimo, musico, acrobata, ballerino e improvvisatore.
Struttura del laboratorio
Introduzione storica alla Commedia dell’Arte; Studio e pratica delle tecniche espressive della Maschera; Principi di drammaturgia; Improvvisazione; Attitudini dei tipi della Commedia. - Dall'1 al 21 agosto, Centro Teatrale Umbro, Gubbio PG
Il clown-attore_Alla scoperta della forza della creatività
V Edizione - a cura di Vladimir Olshansky (Cirque du Soleil)
In questi 21 giorni di laboratorio intensivo e residenziale, a numero chiuso, gli allievi hanno preso e sviluppato i principi e i metodi delle tecniche del clown-attore, hanno formato il carattere del proprio clown e creato un repertorio individuale.
L’arte della clownerie si basa su un elemento fondamentale: il clown-attore.
Figura eccentrica, spesso grottesca, il clown spazia dalla pantomima al teatro di parola, fondendo tecniche e stili diversi. Il nostro laboratorio ha lo scopo di far avvicinare gli attori a questa affascinante disciplina, di far scoprire e comprendere, attraverso una metodologia originale e di alto spessore tecnico le proprie risorse e il proprio talento comico. Si articolerà in tre settimane e terminerà con la presentazione dei lavori migliori emersi durante il percorso sotto forma di classe aperta, uno spettacolo-clown.
Spesso mi chiedono : a cosa serva l’arte del clown e come è possibile approfondirla?
La clownerie ci permette di stimolare la nostra creatività, di “trovare” inusuali soluzioni drammaturgiche, di ampliare il nostro repertorio e di arricchirlo di nuove idee e materiali originali.
Una master class intensiva e prolungata nel tempo è un’occasione unica per poter assaporare e comprendere profondamente quest’arte antica, sorprendente e dinamica.
Struttura del laboratorio
Sezione A: L’arte del clown le sue origini e il suo utilizzo nel processo creativo personale. Il significato dell’essere comico. Slapstic, Buffonata, Excentrica, ecc… Scoprire in se stessi le sorgenti nascoste della creatività: L’Ego. I Tre centri del corpo umano. Le Cinque fasi del lavoro. Cosa significa il Conflitto Comico e come crearlo. Creazione del proprio carattere di clown. Tre tipi di caratteri di clown: bianco, augusto, hobo. Il costume e il trucco.
Sezione B: Creazione del repertorio personale. Utilizzo della commedia fisica: linguaggio del corpo e emozioni. La sorgente della improvvisazione e il suo utilizzo: lavoro sull’impulso. I principi del lavoro con un oggetto. Lavoro solo. “Offerta”(comunicazione con il partner). - Dal 25 al 29 agosto, Centro Teatrale Umbro, Gubbio PG
Il giardino dei ciliegi. Nella stanza dei bambini
a cura di Alessandro Serra (Compagnia Teatropersona)
La Camera che ancora oggi è chiamata dei bambini.
Così inizia il giardino dei ciliegi ed è già l’indicazione fondamentale. Tra poco arriveranno gli abitanti di quella stanza: hanno viaggiato molto, hanno vissuto e dissipato la loro vita, sono invecchiati, ma restano pur sempre bambini.
Il sentimento che pervade l’opera non ha a che fare con la nostalgia o con i rimpianti quanto piuttosto con qualcosa di indissolubilmente legato all’infanzia quanto certi organi che non esistono più nell’uomo adulto.
Cechov non è un attore, è un medico. Avvezzo a curare persone e non personaggi. Non scrive copioni ma partiture musicali per anime.
Il giardino dei ciliegi è una danza di anime, un valzerino allegro.
Non vi è alcun tono elegiaco, è vita condensata: si dice, si agisce. Non c’è trama, non accade nulla, tutto è nei personaggi.
Un teatro musicale la cui partitura è iscritta nelle azioni e nelle parole.
I dialoghi sono monologhi interiori che si intrecciano e si attraversano. Tutto è dialogo, ogni parola possiede i colori di chi la dice ma anche quelli di colui al quale è rivolta.
I gesti e le voci degli attori che agiscono e parlano si nutrono degli altri. Un unico respiro, un’unica voce. Affinché lo spettatore arrivi a chiedersi nel segreto: ma chi è che parla? Come la voce che accompagna la magia di Charlotta che, scrive Cechov, proviene da sotto il pavimento e non da lei.
Infondere densità alla scena, allo sfondo.
Ascoltare. Non fingere di.
Stare come attore e come personaggio, nello stesso momento.
Per fare ciò occorre risvegliare la memoria fisica, quella involontaria delle membra.
Ciò che il corpo non sa di sapere.
Distillare la vita.
In coro.
Nel teatro di Anton Cechov non si interpretano personaggi ma moltitudini.
Fase preparativa
Ogni attore dha dovuto leggere Il giardino dei Ciliegi di Anton Cechov possibilmente nella traduzione di Angelo Maria Ripellino o di Clara Strada Janovic, e imparato a memoria una piccola parte.
Quindi hanno dovuto portare con sé: indumenti comodi per il training; quaderno per gli appunti; un abito completo con accessori per vestire uno dei personaggi della commedia; una vecchia valigia di qualsiasi dimensione; un oggetto preso dalla propria stanza d’infanzia che non sia un giocattolo; una fonte luminosa.
L'atelier
Allenamento fisico; riscaldamento fisico; relazione tra il bacino e la colonna vertebrale: gestione e direzione dell’energia; scrivere con il corpo, esercizi di composizione; gestione del peso e dell’equilibrio; la voce: canto e polifonia; il coro.
Creazione
Analisi del testo; costruzione e composizione: rapporto fra attore, personaggio e figura. Gli oggetti: rapporto tra attore, oggetto e spazio scenico. Drammaturgia dell’immagine: comporre e costruire la scena. La luce: relazione carnale tra attore e fonti luminose. - Dal 2 al 11 settembre 2016, Centro Teatrale Umbro, Gubbio PG
a cura di Danio Manfredini
Un laboratorio a partire da Danio Manfredini e dalla sua personale esperienza artistica che si basa sulla ricerca delle possibilità espressive dell’attore, figura che egli concepisce come creatore, come materia viva il cui estro nasce da un profondo lavoro su di sé, dalla sua intimità e consapevolezza. Il corpo come luogo fondamentale di ascolto ed espressione, esplorazione della vocalità, esplorazione della memoria emotiva come aspetti del training preparatorio dell’attore. Considerazione delle fondamentali convenzioni appartenenti all’arte del teatro e consapevolezza del disegno complessivo che conduce alla recitazione di un’opera teatrale. - Dal 14 al 18 settembre, Centro Teatrale Umbro, Gubbio PG
La notte oscura dell'anima
a cura di Pierpaolo Sepe
C’è un volo, un sogno, un lontano da sé dove andare. Create qualcosa che ancora non esiste. Raggiungete le vette più alte e pericolose. Ed io sarò lì a tenervi la mano.
Un lavoro intensivo e residenziale, un incontro ravvicinato con un regista che ha fatto della sperimentazione il suo tratto distintivo.