Programma 2016 de La Corte Ospitale
OBIETTIVO A
Circo Contemporaneo
LAPSO CIRK (residenza e restituzione dicembre 2016)
Una ricerca dell’equilibrio allo stato puro. Uno studio sul comportamento umano in situazioni estreme e pericolose sul palco. Un’analisi profonda sull’attenzione del pubblico coinvolto, quando viene messo di fronte ai comportamenti, alle difficoltà e alle possibili cadute in scena, per vedere come l’atteggiamento dello spettatore cambia mentre i due personaggi sul palco cercano, conquistano o perdono l’equilibrio. Tutto questo senza dimenticare il nostro punto di partenza: il senso del gioco e del divertimento. David e Tomas del Collettivo Lapso Cirk sono due artisti multi-disciplinari specializzati in bilanciamento e manipolazione dei più svariati oggetti di ogni giorno. Entrambi amano quello che fanno e lo strano senso di eccitazione che provano in scena, quando sono concentrati a testare la fiducia e il coraggio che provano uno verso l’altro mettendo alla prova costantemente i propri limiti prima che succeda l’inevitabile, cadere! OVVIO è una creazione dall’approccio giocoso e azzardato e piena di suspance. Manipolazione di oggetti e ricerca continua del bilanciamento si rincorrono, ma senza il coraggio e lo slancio giusto, si cade. Il che, a volte, può anche risultare molto divertente.
Accordo di collaborazione tra La Corte Ospitale e Associazione Qanat.
MATTATOIO SOSPESO (residenza e restituzione novembre 2016)
Il titolo della creazione è Tu me fais tourner la tete, ispirato all’opera di Marc Chagall. In scena un vecchio Chagall: la fine sarà l'inizio. Un uomo che cerca eternamente di ritrovare il suo amore perduto, la moglie Bella della "Promenade", ma non ci riesce perché lei non c'è più. Forse in sogno diviene possibile inseguire, ricreare quell'amore, quel ricordo. Ma i sogni spesso si trasformano in incubi. Il nostro vecchio Chagall diverrà marionettista, costruttore dei suoi stessi sogni. Un sorta di malinconico demiurgo di un divertito sogno dove incontrerà Bella e il suo alter-ego, quel giovane Chagall innamorato che non esiste più. O forse lassù in volo c'è ancora speranza...perché la perdita forse non è la fine ma nuovo inizio... Uno spettacolo con poco testo, costruito per immagini ed indirizzato ai bambini e agli adulti da 0-99 anni e passa. Per sfiorare in volo la poesia dell'amore e l’importanza di sognare.
OBIETTIVO B
fuse* (residenza marzo/dicembre 2016, restituzione 2017)
Dökk (titolo provvisorio)
È la seconda produzione di fuse* dopo il successo di Ljós.
fuse* è uno studio ed una casa di produzione che opera nell'ambito delle arti digitali e del design fondato nel 2007 da Luca Camellini e Mattia Carretti con lo scopo di esplorare le possibilità espressive date dall’uso creativo del codice e delle tecnologie digitali. Sin dalle origini la ricerca dello studio ha come obiettivo primario quello di coinvolgere profondamente il pubblico combinando arte e tecnologia ed amplificando l’impatto emotivo della narrazione. Nel corso degli anni lo studio si è ampliato permettendo un approccio sempre più olistico alla creazione di nuovi progetti. Affidandosi ad un modus operandi che valorizza la sperimentazione pura e l’approccio empirico nel processo creativo, l’intento è quello di spostare i confini e cercare nuove connessioni tra luce, spazio, suono e movimento. In questo momento l'’attività dello studio ha come principale oggetto di ricerca la combinazione tra le arti performative e le nuove tecnologie, portando alla realizzazione di spettacoli multimediali che circuitano nei teatri e nei festival internazionali interessati ad esplorare l’inevitabile confronto tra arte e nuovi media.
Fuse* è per lo più composto di artisti/professionisti under 35.
Fuse* è in residenza presso gli spazi del centro per 30 giornate di lavoro programmate al Teatro Herberia di Rubiera. Lo spettacolo viene presentato al Teatro Herberia in anteprima nazionale.
Il debutto è previsto in un importante festival internazionale in corso di definizione
APPUNTAMENTI (Compagnie Obiettivo B)
FOREVER YOUNG
Esito del progetto di residenza artistica rivolto a giovani compagnie under 35 ed emergenti
Quattro serate con le aperture al pubblico delle compagnie finaliste di Forever Young, progetto residenziale di sostegno alle giovani compagnie teatrali italiane che esplorano i nuovi linguaggi della scena contemporanea, all’interno de L’Emilia e una notte, rassegna estiva ideata e promossa dalla Corte Ospitale
Un festival nel festival: otto compagnie emergenti e/o under 35 con otto spettacoli inediti presentati in anteprima o in forma di studio.
- Martedì 28 giugno
La Corte Ospitale, Sala Teatrale, ore 21:30
ELLIS ISLAND
di e con Maurizio Igor Meta
in “creation residency” presso La MaMa Experimental Theatre New York
in collaborazione con La Corte Ospitale, LaMaMa Umbria International
con il sostegno di Kilowatt Festival
compagnia Maurizio Igor Meta / Novecento
primo studio
Ellis Island è il Viaggio della Vita.
Faccio ancora parte di quella fortunata generazione che da bambino ha passato gli inverni davanti al fuoco del camino ad ascoltare i racconti dei nonni e degli zii più anziani. Racconti come meravigliose epopee di eroi in lotta per la Vita. Racconti di emigranti, di fatica, di fame, racconti di guerra, ma, su tutto, racconti d’Amore. Lo scorso novembre mi sono imbarcato su una nave cargo dal porto di Napoli, per ripercorre i passi del mio bisnonno Domenico, che alla fine dell'800, a ventun'anni, decise di partire per l'America, viaggiando in Steerage col piroscafo “Devonia”, e sbarcando a New York il 26 novembre 1890, dopo ventuno giorni di oceano. Fu ammesso negli Stati Uniti, dove lavorò per la Pennsylvania Railroad, pala e piccone. Da allora, nell’arco di trent’anni, è partito e ripartito altre cinque volte, passando sempre per Ellis Island.
Sono partito a novembre non solo per l’alto valore simbolico, ma per cercare di avvicinarmi quanto più possibile alle sue condizioni, arrivando nello stesso periodo dell’anno, quando New York diventa gelida. In nave ho frequentato i luoghi che gli emigranti vivevano quotidianamente, come il ponte di coperta e la stiva. Durante il viaggio non ho utilizzato né internet né il telefono, nemmeno al mio arrivo a Port Elizabeth, avvenuto come il mio bisnonno dopo ventuno giorni di navigazione, e ho scritto una lettera per avvisare del mio arrivo.
A New York, per tre mesi ho abitato le medesime strade e lo stesso quartiere dove il mio antenato visse - il 110 di Mulberry Street a Litlle Italy e l'ormai demolito tenement del 311 di Rivington Street, nel Lower East Side -, attraversando gli stessi luoghi, Ellis Island, la Battery con l'ormai demolito, anche qui, Barge Office, fino a camminare lungo le rotaie, alcune abbandonate, delle ferrovie alla cui costruzione ha probabilmente lavorato, tra queste, il Communipaw Terminal, Sunnyside Yard, Greenville Yard, i North River Hudson Tunnel, e l'Erie Cut.
Partendo dalle sensazioni avute durante la traversata oceanica e l'esperienza nel Lower East Side e lungo le ferrovie, e combinandole con le ricerche storiche sulla vita degli immigrati italiani, sto costruendo un monologo che evochi il momento della partenza, il viaggio in nave, l'arrivo ad Ellis Island, la fatica sulle rotaie, fino al ritorno alle origini, in una sorta di viaggio epico e poetico attraverso, in particolare, gli antichi e “semplici” strumenti della voce e del corpo, coniugando la dinamica del movimento con la musicalità della parola.
Ellis Island non è solo un Viaggio e uno spettacolo teatrale, ma è un libro e un documentario. E non è qualcosa che ha a che fare solo con la memoria. Non solo ha a che fare con me stesso, con la mia vita e la mia identità, e col profondo legame con la mia terra e le mie origini, ma è qualcosa che riguarda più specificamente ogni essere umano; è un tributo all’Origine. Ha a che fare con la natura dell’uomo, il suo presente, quella innata capacità di sfidare l’ignoto, di fare quel “salto nel buio” che più propriamente è un “salto nella Vita”, che ci vien dalla Nascita, dall’Origine appunto. Ecco, si tratta “solo” di accettare di brancolare nella Vita, e di Viverla.
- Venerdì 8 luglio
La Corte Ospitale, Sala Sassi, ore 20.00
VAS
con Alice Conti, Stefano Ferraro
aiuto regia Riccardo Pisani
regia e drammaturgia Sara Sole Notarbartolo
compagnia Taverna Est
primo studio
VAS è una via drammaturgica per intrecciare racconto, corporeità, presenza attoriale e nuove tecnologie, senza che nessuno di questi elementi prevalga sull’altro. VAS è il racconto di due storie, che avvengono in due città diverse, in due singoli appartamenti che si trovano a oltre mille chilometri l’uno dall’altro. Nei due appartamenti vivono rispettivamente Camilla e Matteo. Nei due appartamenti vediamo accadere il progressivo “abbandonarsi all’amore” e le sue conseguenze, “vediamo” in molti sensi: dalle parole che si scrivono, alle reazioni fisiche ed emotive, tutto è amplificato nei segni e codici e immagini che, parimenti al corpo dei personaggi, prendono spazio nell’habitat che li circonda. I due appartamenti diventano cassa di risonanza sensoriale, visiva, emotiva: il pubblico assiste all’evolvere dei sentimenti dei personaggi come se tutto il loro interno fosse proiettato al difuori, espanso, sonorizzato. Loro stessi non hanno contezza di quello che gli sta accadendo e non si rendono conto di quando il gioco gli sfugge di mano, quando l’abbandono diventa eccessivo, quando la ricerca del dolore, che è il traino portante di tutta la relazione, non diventa troppo profonda, fino ad una richiesta di morte. La VAS è l’indice di misurazione del dolore. E’ una scala visiva di quelle che si possono vedere nei pronto soccorso degli ospedali, serve a comunicare in modo immediato una cosa difficile e rispondere con un semplice gesto alla domanda “quanto dolore hai?”.
- Venerdì 8 luglio
La Corte Ospitale, Chiostro, ore 21.30
THE EFFECT
di Lucy Prebble
regia Silvio Peroni
con Fabrizio Falco, Sara Putignano, Jacopo Venturiero, Aurora Peres
Compagnia Pierfrancesco Pisani
The Effect è uno spettacolo a quattro personaggi che parla di amore, di depressione e dei limiti della neuroscienza; un testo impegnativo, divertente e straziante ambientato durante la sperimentazione clinica di un nuovo antidepressivo. The Effect è un dramma che si occupa di oggettività scientifica, di senso di colpa, dei misteri del cuore e del cervello umano e di “ciò che ci rende quello che siamo”, celato in una forma ingannevolmente semplice e costantemente divertente. Un testo che sa miscelare un linguaggio carnale e temperato con la tenerezza e l’ironia.
- Mercoledì 20 luglio
La Corte Ospitale, Sala Sassi, ore 19:00
HEARTBREAK HOTEL | ROOM 304
da un’idea di Gilda Deianira Ciao
con Noemi Bresciani, Gilda Deanira Ciao
Compagnia Collettivo Snaporaz
Cosa ci fa una killer cieca in una stanza d'albergo? E cosa ci fa una casalinga disperata? E una rocker, un'anziana signora, un'aspirante ballerina, cosa ci fanno nella stanza 304 dell'Heartbreak Hotel? Cosa cercano? Da chi scappano? Cosa vogliono? E soprattutto: perché hanno lo stesso volto? Room 304 non è la risposta a nessuna di queste domande. E' la ricerca da parte di una donna della domanda mancante, dell'unica domanda che la potrà aiutare a orientarsi dentro il labirinto di specchi della propria identità.
- Mercoledì 20 luglio
La Corte Ospitale, Sala Teatrale, ore 20:00
COME FARSI DEGLI AMICI E POI UCCIDERLI
di Halley Feiffer
con Elisa Benedetta Marinoni, Silvia Rubino, Chiara Verzola
colonna sonora originale La Scapigliatura
illustrazioni scenografiche Silvia Trappa
realizzazione costumi Laboratorio Luappi
luci Mirco Segatto
traduzione Elisa Benedetta Marinoni
regia Vittorio Borsari
Compagnia Bottega Rosenguild
Provincia, 2015, ma con le radici affondate negli anni '90. Protagoniste di questa storia sono Ada e Sam, sorelle, lasciate crescere senza il controllo della mamma in un minuscolo microcosmo casalingo. Tra i muri dell'infanzia e dell'adolescenza si insinua anche Dorrie, bambina sovrappeso, emarginata dai suoi coetanei, ma amata incondizionatamente da Ada e Sam. Le tre creano un triangolo morboso di affetti e rivalità che prosegue nell’adolescenza fino all’età adulta. Grande tema di “Come farsi degli amici e poi ucciderli” è infatti l'incapacità di diventare adulti, di buttarsi nel mondo, di affrontare le proprie ferite e avere la forza di volontà di superarle.
- Mercoledì 20 luglio
La Corte Ospitale, Sala Sassi, ore 21.00
15.44 LE TELECAMERE DI SICUREZZA VEDONO COSE BELLISSIME
di e con Francesca Antonino, Simone Evangelisti, Elena Giachetti, Elisa Pol, Valerio Sirna
co-produzione Associazione Sosta Palmizi / Artisti Associati
in collaborazione con La Corte Ospitale
con il sostegno di Danza Urbana_Rete Habitat, Drama Teatro (MO), Centro di Palmetta (TR), Armunia Castiglioncello (LI), Comune di Budrio (BO), Fienile Fluò (BO)
Compagnia Agostino Bontà
primo studio
Sedie in formica. Un tavolo. Una poltrona. Una lampada. Pochi elementi delineano un interno. Uno spazio viene costruito e decostruito dalle figure che lo attraversano. Una telecamera-spia puntata su quello che avviene alle 15.44 del pomeriggio. Ipoteticamente. Vecchie pellicole, idoli rock, stratificazione di linguaggi e riferimenti. Cinque figure danno vita a degli interni; in ogni episodio si dispiega l’evocazione di un ambiente. Alla stregua di un set cinematografico, gli interni si disgregano velocemente e rivelano la loro natura effimera. Le diverse dimensioni della presenza si sovrappongono e si ribaltano. Le relazioni spaziali stabiliscono ruoli ed equilibri mutevoli tra gli inquilini, dando vita ad un montaggio scenico dove i diversi piani della rappresentazione si incrociano in una dissolvenza continua. Le gerarchie tra il “dentro” e il “fuori” si riducono, tecnica e poetica si confondono, e i frammenti drammaturgici si stagliano al di sopra di un furore combinatorio. Un gioco sottile avviene sotto gli occhi del pubblico, le intimità sono svelate, la finzione è dichiarata. Possiamo stare tranquilli dunque?
Un mondo dove tutto è possibile.
- Mercoledì 20 luglio
La Corte Ospitale, Chiostro, ore 22:00
CESSI PUBBLICI
di Guo Shixing
regia e traduzione di Sergio Basso
con Francesco Meola, Paolo Mazzanti, Cristina Castigliola, Elena Nico, Lidia Castella, Lucia Messina, Federico Dilirio, Valentina Fois, Mattia Giordano, Claudia Gambino, Eva Martucci, Mele Ferrarini
Compagnia Teatraz
L’evoluzione di Pechino nella seconda metà del Novecento è raccontata impietosamente attraverso un cesso pubblico, il suo custode, i frequentatori del quartiere: chi fa carriera, chi si arrampica socialmente, chi naufraga nonostante tutte le buone intenzioni, chi si perde e chi si reinventa. Chi svende i propri sogni e chi resiste, spezzandosi. Uomini e donne. Dagli anni Settanta ai giorni nostri. Dalla rivoluzione culturale al Grande Decollo Economico. Il tutto in soli tre giorni: uno nel 1975, uno nel 1985, uno nel 1995.
Un cesso pubblico come luogo della memoria, un luogo dove fare i conti con i propri fantasmi, al punto che il protagonista – che del cesso pubblico è il gestore – vi viene assalito dalle proprie colpe, in un delirio allucinatorio. La Cina non ha conosciuto la nostra crisi, che lacera le nostre giovani generazioni dal 2008. Ma la società cinese comunque è oggi spaccata in due: la vecchia generazione formata agli ideali confuciani, di sobrietà e rispetto reciproco; i giovani rampanti che idolatrano il dio denaro e bruciano tutto sull’altare dell’ambizione. È un po’ come un treno in corsa su cui il macchinista ha dimenticato dove stiano i freni. Del resto, anche la nostra Italia ha subito cambiamenti abissali dalla metà degli anni Settanta ad oggi, e questi cambiamenti hanno inciso cicatrici su di noi. Sono convinto che questo parallelismo tra i trascorsi di Cina e Italia possa risuonare nell’anima dello spettatore italiano, ed è su questo che voglio lavorare nell’allestimento.
- Giovedì 21 luglio 2016, ore 20:00
La Corte Ospitale, Sala Sassi
DELIRIO BIZZARRO
di e con Giuseppe Carullo, Cristiana Minasi
Compagnia Carullo-Minasi
spettacolo vincitore di Forever Young 2015-2016
primo studio
Un Centro di Salute Mentale e due personaggi: uno, in condizione di “pazzo per attribuzione” trascorre la propria vita a interrogare le stelle, sconvolto dal futuro, discorde con il tempo presente; l’altra, donna perfettamente integrata, ossessionata dalla carriera ma che avverte un’insania incipiente. Né pazzi né sani, Mimmino e Sofia si incontrano in una terra di frontiera - “Il Castello”- in cui il confine tra coloro che stanno dentro e coloro che stanno fuori sfuma in un indistinto resistere tra protocolli da rispettare e vite da normalizzare. Dentro il paradosso del contemporaneo - in quell’unica infelicità chiamata vita- nulla accade se non viene registrato: fuori dall’elenco non esiste nulla, non esistono gli operatori, non esiste la cura. Chissà che i malati non esistano. Chissà forse che i malati siamo noi.
L’oggi attende d’essere storicizzato, non resta che essere affetti da un delirio bizzarro che tutti ci coinvolge.
Delirio Bizzarro è lo spettacolo vincitore di Forever Young 2015-2016 che rientrerà nella rosa degli spettacoli distribuiti dalla Corte Ospitale. Motivazioni della giuria, composta da Claudia Cannella, Pietro Valenti, Walter Zambaldi, Fabio Masi e Giulia Guerra: “Intelligente, poetico, fortemente legato alla contemporaneità, Delirio Bizzarro di Carullo-Minasi aggiunge un nuovo tassello a un felice percorso drammaturgico teso ad indagare la “diversità” come alternativa alla “normalità” e sfida alle convenzioni che ingabbiano il nostro vivere sociale. Nato da un lavoro di ricerca sul campo in un centro di salute mentale, Delirio Bizzarro è una scrittura originale per due personaggi (un “pazzo per attribuzione” e una donna normale, ossessionata dalla carriera, che si scopriranno simili con buona dose di autoironia) che si presta a interessanti sviluppi sia nell’indagine sul campo, sia nell’ipotesi di ulteriori articolazioni del processo drammaturgico”.
Finalisti Forever Young non in cartellone della stagione estiva
- LITTLE EUROPA
liberamente ispirato a Il piccolo Eyolf di Henrik Ibsen
regia di Michele Altamura, Gabriele Paolocà
con Michele Altamura, Gemma Carbone, Gabriele Paolocà, Maria Teresa Tanzarella
produzione TRIC Teatri di Bari, Associazione culturale Gli Scarti, VicoQuartoMazzini
con il sostegno di Straligut Teatro, Corte Ospitale, FuoriLuogo, Jobel Teatro
Compagnia Vico Quarto Mazzini
Little Europa è uno spettacolo che riflette sull'Europa e sulle sue unioni. Attraverso la crisi di una famiglia che si trova a rimettere in discussione tutto quello che ha costruito, Little Europa parla della responsabilità storica del nostro tempo, indaga i luoghi comuni che definiscono le differenze presente all'interno della comunità europea e le porta all'eccesso, al punto di rottura. Immagina scenari post-europei, apocalittici, mete l'uomo di fronte alla possibilità della fine.
- BIANCAROSAROSSA
scritto, diretto e interpretato da Monica Ceccardi e Irene Fioravante
disegno luci Claudio Modugno
progetto sonoro Stefano Papetti
costumi e scenografia Marco Ferrara
tecnico Claudio Modugno
Compagnia MAB ENSEMBLE
Progetto finalista al Premio Scenario 2015
Due attrici e un lied di Schubert. Chi sta cantando? Una, entrambe o nessuna? Lo spazio del teatro è un grembo che non accoglie. Buio. Torna la luce e si entra nella fiaba di Biancarosa e Rosarossa: un mondo bellissimo e due sorelle bambine, diverse ma in armonico equilibrio, esuberanza e mitezza, una rosa rossa e una rosa bianca. La madre, fonte che rende possibile quell’armonia, le lascia libere di andare, fino all’orlo di un abisso. La fiaba si frantuma. Era un sogno? Le due sorelle nel cinismo del presente scoprono l’ingratitudine. Incapaci di compassione, spezzano il contatto con la loro madre interiore. La madre reale, divenuta una vecchia difficile da accudire, finirà in ospizio. Bianca e Rosa credono di aver trovato la libertà liberandosi di lei, ma quella libertà senza radici è uno sradicamento che le strappa a loro stesse.
Nel presente della scena - che scivola alternativamente tra idillio e incubo, tra visione armonica e dissonanza, con la partitura sonora a scandire equilibri e frantumi - quell’antica fiaba diventa dunque una storia cupa, viaggio rovesciato e distorto di antieroine degli anni dieci. Viaggio nella mente di una donna che vive schiantata dalle sue contraddizioni. Dalle distanze siderali delle loro inquietanti solitudini, entrambe le sorelle, le due metà di quell’uno, sentiranno che il loro corpo inaridito vorrebbe aprirsi al dono della vita, e sorgerà urgente la domanda: Essere o non essere madre?
Nessuna risposta sembrerebbe possibile in un tale mondo disumanato, ma ecco che dalle profondità dell’inaspettato sorge la benedizione della madre, che rivela la Parola, semplice e chiara.